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Riciclo o sovraciclo? Design per un’Economia Circolare

Di Alessio Franconi
L’Economia Circolare è un concetto che sta riscuotendo sempre più attenzione da parte di industrie, mondo accademico e decisori politici di tutto il mondo. A prescindere da questo, molti termini sono ancora oggi confusi e si antepongono, come riciclo e sovraciclo. Le relazioni e le differenze di questi due concetti non sono state chiarite ancora in letteratura e neppure la loro relazione con l’Economia Circolare. Questa ricerca fornisce una prima analisi, attraverso una revisione bibliografica dei due concetti. Il risultato finale indica che un approccio sistemico alla progettazione, che preveda a monte l’analisi dei cicli di vita favorisce un’economia circolare. Riciclo e sovraciclo sono pratiche che non si sovrappongono e entrambe sono essenziali per una piena economia circolare.

1. Introduzione

Nel 1972 viene pubblicato il report The limits to growth (Meadows, D.H., et al., 1972) che definí per la prima volta, attraverso modelli di simulazione gli effetti dei sistemi di produzione e consumo dell’uomo sulla terra (Ceschin F., 2014). Il report scatenò la scintilla per un cambiamento di paradigma verso un pensiero sostenibile, influenzando oggi il pensiero moderno (Ashby M. F., 2016).

Cambiamenti climatici, desertificazione, perdita della biodiversità, crescita della popolazione globale (11.2 miliardi nel 2100 secondo United Nations, 2015, Figura 1), aumento della classe media mondiale, (circa 3 miliardi entro la fine del 2030 secondo United Nations, 2015), della richiesta di materiali (Heiskanen, K., 2014, Figura 2) di energia (il 21% dell’energia mondiale utilizzata oggi serve per la produzione di materiali, Ashby M. F., 2016), volatilità dei prezzi dei materiali e dipendenza dalle materie prime, energia e cibo, ( McKinsey & Company 2013, Figura 3) sono solo alcune delle previsioni fatte da Meadows et al., nel 1972 che si stanno via via verificando.

Figura 1: Nazioni Unite. Dipartimento di Economia e Affari Sociali. Divisione Popolazione (2015). World Population Prospects: The 2015 Revision.
Figura 1: Nazioni Unite. Dipartimento di Economia e Affari Sociali. Divisione Popolazione (2015). World Population Prospects: The 2015 Revision.
Figura 2: Uso di nove materie prime negli Stati Uniti 1900-2010. Fonte dati: USGS National Minerals Information Center (2013).
Figura 2: Uso di nove materie prime negli Stati Uniti 1900-2010. Fonte dati: USGS National Minerals Information Center (2013).
Figura 3: McKinsey & Co., 2013. McKinsey, indice dei prezzi delle materie prime
Figura 3: McKinsey & Co., 2013. McKinsey, indice dei prezzi delle materie prime

In questo scenario è necessario porsi domande radicali sui fondamenti del nostro modo di produrre, consumare e vivere per “soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni” (Meadows, D.H., et al., 1972). L’Economia Circolare si è imposta recentemente come promessa economica, ambientale e sociale: un concetto innovativo, rivitalizzante e rigenerante che basa i suoi principi sulla progettazione per disaccoppiare la crescita da vincoli di risorse (Ellen MacArthur Foundation (EMF), 2010). In questa nuova visione economica un ruolo cruciale è attribuito al design per prevenire, attraverso una progettazione attenta e mirata, lo spreco di risorse (McDonough, W., et al., 2002, Elle MacArthur Foundations, 2010, Badalucco L., 2013) e progettare per nuovi manufatti, che prevedano il concetto di prodotto di servizio (Manzini, E., et al., 2007, Stahel, W., 2010). 
L’Economia Circolare raggruppa nozioni come: Ecologia Industriale (Robert Frosch e Nicholas Gallopulos, 1989), Capitalismo Naturale (Hawken P., Lovins A. and Lovins H., 1990), Simbiosi Industriale (Frosh R.A., 1992), Bioeconomia ( Juan E. e Rodrigo M., 1997), Cradle to Cradle (McDonough, W. and Braungart M., 2002), Design Sistemico (William Wurster, Christopher Alexander, Bruce Archer, John Chris Jones e Horst Rittel, 1963) e Blue Economy (Pauli G., 2010). Sebbene queste teorie siano state largamente discusse dalla comunità scientifica, molti termini e relazioni non sono state approfondite esaustivamente (Kyungeun, S., 2015). Nello specifico i concetti di riciclo e sovraciclo sono spesso anteposti l’uno all’altro.

2. Contesto

In questa ricerca per riciclo si intende l’insieme di operazioni per il recupero di materiali di scarto dissimili che ha come risultato ultimo un materiale ibrido. Mentre per sovraciclo si intende l’insieme di operazioni per il recupero di materiali di scarto simili che ha come risultato ultimo un materiale uguale a quello iniziale.

La ricerca fornisce una piccola introduzione storica e un confronto tra i due termini per poi approfondire la relazione tra sovraciclo ed Economia Circolare.

2.1 Riciclo

Per riciclo si intende il recupero dei materiali a fine vita del prodotto, reinserendoli nella filiera produttiva (Heiskanen, K., 2014) con lo scopo di utilizzarli per nuovi prodotti industriali. 
Il riciclo è un’attività praticata da secoli, specialmente in quei periodi, ad esempio lunghe battaglie o malattie, in cui le materie prime sono difficile da reperire (Peck D., 2016).

Mentre nelle nazioni in via di sviluppo, tutt’oggi è abitudine comune il riuso di materiali, soprattutto di confezioni, nelle società più sviluppate, sono state create infrastrutture capaci di gestire enormi flussi di materiali che permettono una crescita insostenibile. I materiali gettati vengono raccolti nelle discariche, regolate solitamente da enti che per conto dei comuni si occupano dei materiali da riciclare, rivendendoli in seguito a organizzazioni che li processano per trasformarli in materiali riciclati e rivenderli ai produttori. 
Generalmente la qualità dei materiali riciclati è alterata a causa di diversi fattori, come il grado di pulizia dei materiali riciclati (Heiskanen, K., 2014), impurità e combinazione di materiali della stessa tipologia ma con caratteristiche tecniche dissimili (McDonough, W., et al. 2003).

Quasi sempre la perdita di valore è causata da un’inefficienza del processo di recupero (Chen, P.-C., 2015) e da una progettazione non idonea.
I termini riciclo e riuso vengono spesso confusi. Per riuso si intende l’impiego di prodotti o loro componenti non processati industrialmente, solitamente utilizzati in modo domestico o artistico. Nel diagramma Figura 4, è chiaro come per l’economia circolare il riuso sia uno dei cicli più virtuosi per risparmiare energia, materiale, lavoro, emissioni, acqua o sostanze tossiche. D’altra parte parlare di riciclo è essenziale, soprattutto a livello industriale, laddove il riuso non sia un’opzione possibile, come ad esempio materiali usa e getta, ingombranti elettrodomestici o materiali pericolosi per la salute dell’uomo. 
Il riciclo è una materia complessa perché può trattare materiali semplici come la carta fino ai più complessi ricicli di apparecchiature meccaniche ed elettroniche. Per esempio, un’autovettura può essere composta da un centinaio di materiali assemblati insieme. Questo genere di prodotti sono più complessi da gestire se comparati ad una semplice bottiglia di plastica, solitamente realizzata utilizzando 96% di plastica e 4% di carta per l’etichetta (Yam, 2009). 
Storicamente il riciclo è stato considerato un problema relativo alla gestione dei rifiuti dei prodotti, mentre oggi è sempre più connesso alla progettazione. Il design per il riciclo è un modello progettuale che favorisce la facilitazione delle operazioni di fine vita dei prodotti (Badalucco L., 2013) per contenere la sempre maggior domanda di materiali. Alcuni strumenti che il designer utilizza per farsi carico di tale impegno sono Life Cycle Assessment e Material Flow Analysis e più recentemente, Material Circular Indicator. Quest’ultimo sviluppato dalla Ellen MacArthur Fondations, mira a massimizzare il “prolungamento della circolazione” o il tempo di ogni ciclo dei materiali per un’economia circolare (EMF, 2012).

2.2 Sovraciclaggio

Il concetto di sovraciclaggio ha acquisito popolarità dopo la pubblicazione del libro Dalla culla alla culla: come conciliare tutela dell’ambiente, equità sociale e sviluppo di McDonough, W., Braungart, M., pubblicato nel 2002. Nel libro in questione ci si riferisce al termine sovraciclaggio come al processo tale per cui i materiali vengono mantenuti all’interno di un ciclo tecnico chiuso per conservare le caratteristiche e la qualità nel tempo (McDonough, W., et al. 2003). Il termine sovraciclo è un neologismo, traduzione della parola inglese upcycle, utilizzato per la prima volta da Reiner Pilz (Kyungeun, S., 2015), che in un’intervista sul giornale Salvo Monthly del 1994 afferma: “Recycling, I call it down-cycling. They smash bricks, they smash everything. What we need is upcycling, where old products are given more value, not less”.

La Ellen MacArthur Foundation chiama il sovraciclo: ciclo puro e lo descrive come “quel potere di mantenere i flussi dei materiali incontaminati, aumentando l’efficienza di raccolta e ridistribuzione pur mantenendo la qualità, in particolare dei materiali tecnici, che, a sua volta estende la longevità dei prodotti e aumenta la produttività dei materiale” (Ellen MacArthur Foundation, 2012).
Per sovraciclo si fa riferimento in questa ricerca al termine esposto da McDonough, W., Braungart, M., introdotto nel 2002 in Dalla Culla alla Culla, e cioè: “i nutrienti biologici sono utili per la biosfera, mentre le sostanze nutrienti tecniche sono utili per ciò che noi chiamiamo la tecnosfera, i sistemi di processi industriali. […] I prodotti possono essere costituiti sia di materiali che biodegradano e diventano cibo per cicli biologici, o di materiali tecnici che rimangono nel ciclo tecnico a circuito chiuso, in cui continuamente circolano nutrienti preziosi per l’industria. […] un nutriente tecnico è un materiale o un prodotto che è stato progettato per andare indietro nel ciclo tecnico, nel metabolismo industriale da cui proviene. […] Alcuni di loro sono tossici, ma altri sono nutrienti preziosi per l’industria che vengono sprecati […] in discarica. Isolandoli dai nutrienti biologici si permette loro di essere sovraciclati anziché riciclati – mantenere la loro alta qualità in un ciclo industriale a circuito chiuso”, (McDonough, W., et al., 2003).

Il sovraciclo aggregato a modelli di servizio funzionali, dove i produttori o rivenditori conservano sempre la proprietà dei loro prodotti e, ove possibile, agiscono come fornitori di servizi vendendo l’uso di prodotti non il loro consumo (Manzini E., Vezzoli C,. 1998) rappresenta una soluzione chiave per l’Economia Circolare. Walter R. Stahel nel suo libro The Performance Economy afferma inoltre che in futuro, grazie agli smart materials, sarà facile recuperare i materiali, permettendo alle aziende un agevole cambiamento di business verso prodotti di servizio, mantenendo in questo modo il profitto funzionale per tutta la vita utile dei materiali (Stahel, W., 2010).

Figura 4: Ellen MacArthur Foundation circular economy team, 2012
Figura 4: Ellen MacArthur Foundation circular economy team, 2012

3. Metodo

I concetti di riciclo e sovraciclo sono molto simili e rappresentano il tentativo di recuperare materiali e rendere più efficace il sistema. Il riciclo a differenza del sovraciclo è un concetto molto più radicato e sviluppato, entrambi però hanno la potenzialità di creare vantaggi economici competitivi. Inoltre, ambedue condividono le prerogative di sostenibilità e di eticità che si addicono a una società progredita. 
Le due nozioni, anche se simili hanno un approccio e uno sviluppo diverso sotto eterogenei aspetti. Il sovraciclo, rimane ancora un settore particolarmente vago, e primitivo (Kyungeun, S., 2015), altresì potenzialmente più remunerativo e sostenibile del riciclo (McDonough, W., et al. 2003). Se entrambi gli aspetti stanno diventando un argomento di rilevanza scientifica sempre più discussa (Kyungeun, S., 2015), la relazione tra i due termini non è stata studiata sufficientemente e una ricerca più approfondita è necessaria. Per queste ragioni, lo studio intende analizzare i termini con maggiore attenzione, cercando di rispondere alle seguenti domande:

– Quali sono le principali similitudini e differenze tra riciclo e sovraciclo?
– Che relazione ha il sovraciclo con l’economia circolare

La metodologia utilizzata per definire le principali similitudini e differenze è quella della ricerca bibliografica. Questo metodo analizza fonti, dati, misura testi e keywords per definire contesti in un determinato argomento. I dati sono stati raccolti in aprile 2017 attraverso il motore di ricerca Web Of Science, gli esiti sono stati analizzati attraverso Nails, software open source. La parole ricercate sono: “Upcycling”, “Recycling” e “Recycling and Upcycling”, come mostrato nella Tabella 1. I termini sono stati ricercati in inglese per una proiezione più ampia possibile.

Tabella 1
: Risultato degli articoli ricercati.
Tabella 1
: Risultato degli articoli ricercati.

La Figura 5 rappresenta il numero delle pubblicazioni con riferimento al sovraciclo, rilevando un interesse crescente riguardo queste tematiche negli ultimi anni, probabilmente dovute alla divulgazione del pacchetto sull’economia circolare presentato dalla Commissione Europea a dicembre 2015. Questo dato evidenzia un interesse iniziale del mondo scientifico sul concetto, suggerendo la possibilità di incrementazione di queste tematiche, e che il concetto è lontano dalla saturazione scientifica.
In Figura 6 sono indicate le parole chiave più utilizzate nella letteratura in relazione al sovraciclo. Molte parole chiave si riferiscono a materiali o settori industriali. Un forte interesse proviene dalla moda, in risposta all’identificazione da parte dell’agenzia governativa WRAP (Waste & Resources Action Programme) del Regno Unito della necessità del sovraciclo dei tessuti (Han, S.L.C., et al., 2017). Altre aree sono relative all’architettura, design, chimica, industria alimentare e business.

Figura 5: Numero di articoli per anno con soggetto sovraciclo (upcycling in inglese)
Figura 5: Numero di articoli per anno con soggetto sovraciclo (upcycling in inglese)
Figura 6:  Numero delle keywords più utilizzate in articoli che hanno come soggetto il sovraciclo (upcycling in inglese).
Figura 6: Numero delle keywords più utilizzate in articoli che hanno come soggetto il sovraciclo (upcycling in inglese).

4. Risultati

Le sezioni seguenti intendono esplorare le similitudini e le differenze tra riciclo e sovraciclo e in seguito la relazione che c’è tra Sovraciclo e Economia Circolare, rispondendo alle domande poste precedentemente.

4.1 Similitudini e differenze

Il riciclo e il sovraciclo mirano a recuperare materiali che altrimente andrebbero persi, causando degrado sociale e ambientale. La Tabella 1 mostra le principali similitudini e l’importanza di una strada comune per uno sviluppo combinato di entrambi. Riciclo e sovraciclo sono concetti multisettoriali, e una progettazione di tutta la filiera e la previsione delle varie trasformazioni che il materiale subisce, deve essere considerando sin dall’inizio (McDonough, W., et al., 2003. Stahel, W., 2010, Badalucco L., 2013, Ellen MacArthur Fondations, 2013, Ashby, M., F., 2016). Per massimizzare tale recupero questa trasformazione deve abbracciare una progettazione sistemica, consentendo un facile aggiornamento, smontaggio e riassemblaggio.
In tabella 3 sono evidenziate molteplici differenze tra il concetto di riciclo e sovraciclo.

La sostanziale differenza tra i due concetti sta nella qualità dell’output. Infatti il sovraciclo, a differenza del riciclo, mira a conservare la qualità iniziale processando materiali di scarto simili che generano un materiale con le stesse caratteristiche tecniche possedute in origine. 
Non essendo il sovraciclo, a differenza del riciclo una pratica largamente attuata dalle industrie, i progettisti hanno poca esperienza pratica. Definire una strategia per prodotti che possano essere sovraciclati richiede nozioni che riguardano un intero cambiamento economico e che vanno oltre la semplice scelta di una forma o di un materiale. Gli smart materials rappresentano una possibilità concreta per riconoscere i materiali attraverso sensori incorporati e per ridurre la dispersione, consentendo ai fornitori di servizi di pianificare meglio la raccolta e la selezione, evitando gli sprechi (Ellen MacArthur Foundation, 2016). 
Altri aspetti come quello economico e ecologico sono di essenziale valore per comprendere meglio le differenze. I vantaggi economici per il riciclo, così come per il sovraciclo, dipendono principalmente dalla comparazione del costo economico e ambientale del processo di estrazione, lavorazione e trasporto del materiale vergine (Heiskanen, K., 2014). Il sovraciclo però, non riducendo la qualità nel tempo, può essere considerato più vantaggioso rispetto al riciclo o ai materiali primi.

Tabella 2:  Similitudine tra riciclo e sovraciclo
Tabella 2: Similitudine tra riciclo e sovraciclo
Tabella 3.  Differenze tra riciclo e sovraciclo
Tabella 3: Differenze tra riciclo e sovraciclo

5. Relazioni tra economia circolare e sovraciclaggio

Alcuni autori come la Ellen MacArthur Foundation, (2013) e McDonough, W., Braungart, M., (2003), sostengono fermamente che il sovraciclo sia uno degli aspetti essenziali per una vera economia circolare. Mentre Chen, P.-C., Chiu, M.-C., Ma. H., (2015), affermano che sia solo un’ideologia e che oggi non sia possibile attuare il sovraciclo dei materiali a causa delle trasformazioni e diminuzioni di qualità imposte dalle lavorazioni. 
Come già dimostrato in Tabella 3, oggi è difficile attuare un processo che miri al sovraciclo di tutti i materiali. Senza dubbio però, politiche per il recupero dei materiali attraverso modelli di servizio funzionali potrebbero facilitare questo concetto. Inoltre, strategie tali faciliterebbe gli utenti, non essendo più incaricati di occuparsi di materiali che non sono in grado di gestire e d’altra parte, le aziende potrebbero recuperare materiali utili da reimpiegare mantenendo il possesso dei materiali (McDonough, W., et al., 2003., Manzini, E et al., 2007). Le aziende in questo modo riuscirebbero a disaccoppiare la crescita da vincoli di risorse (EMF, 2010).

6. Conclusioni

Questo studio contribuisce a una prima analisi per i concetti di riciclo e sovraciclo. Un’ulteriore ricerca per una più ampia comprensione di questi due concetti e della loro applicazione è necessaria. I risultati indicano che per la realizzazione di un’economia circolare, entrambi i concetti sono validi. La conoscenza di queste tematiche da parte di progettisti e di gruppi decisionali potrebbe influenzare positivamente il sistema operativo di aziende, territori e contesti sociali. La figura 4 illustra che una progettazione virtuosa si basa su riuso, ridistribuzione e rigenerazione dei prodotti ma per avvicinarsi alla riduzione assoluta degli scarti, è necessaria anche una progettazione che consideri alcune variabili, come ad esempio l’uso di materiali non idonei alla salute degli utenti per i consecutivi cicli di utilizzo (Chen, P.-C., 2015). Tools progettuali come Life Cycle Assessment, Material Flow Analysis e Material Circular Indicator possono favorire una progettazione sistematica. Indicatori o indici che considerino anche altri fattori come ad esempio il riuso creativo dell’utente del prodotto, o il riutilizzo di materiali di scarto da parte di comunità di recupero per una reintegrazione sociale oltre che economica dovrebbe essere considerata e approfondita.

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Ceramica Made in Umbria

Intervista a Elisabetta Furin
La storia del territorio umbro è strettamente legata a quella del suo rapporto con l’arte della lavorazione della ceramica. Il progetto Ceramica Made in Umbria, avviato nel 2013, interpreta il recupero di tale tradizione come opportunità per aggregare una rete di imprese del settore e rilanciare la produzione locale sui mercati nazionali e internazionali.

Quando, come e perché nasce il progetto Ceramica Made in Umbria?

Il progetto nasce nel 2013, quando il servizio per l’internazionalizzazione, lo sviluppo economico e il credito alle imprese della Regione Umbria ha intrapreso un’indagine in merito alla situazione di crisi in cui attualmente versa lo scenario locale della lavorazione della ceramica. A scapito di un passato glorioso che lo ha reso famoso in tutto il mondo, quello della ceramica umbra appare ormai da anni come un settore in grave difficoltà, in cui all’assenza di investimenti finalizzati a generare innovazione ha corrisposto la dismissione di un ingente numero di imprese. È stato quindi per approfondire le cause di tale crisi che la Regione ha avviato una mappatura delle aziende ceramiche attualmente operanti in area umbra, nell’ottica di individuare quali, fra di esse, apparissero più adeguatamente “attrezzate” a supportare un’azione di rilancio produttivo e merceologico del settore. Lo studio, condotto in collaborazione con la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Perugia, ha portato alla selezione di una ventina di soggetti su più di un centinaio, fra singoli artigiani, micro-imprese e aziende di dimensioni più cospicue. Di qui è nata l’idea di un “contributo operativo” alla ricerca, volto alla progettazione di una serie di oggetti in ceramica in grado di intercettare più efficacemente le esigenze dei nuovi mercati nazionali ed esteri. Questo compito è stato affidato a me in qualità di docente dell’Istituto Italiano di Design, l’unica scuola in Umbria a includere il design del prodotto nella propria offerta formativa.

Elisabetta Furin
Elisabetta Furin

Quali sono dunque le cause di tale crisi?

La ceramica umbra ha tradizionalmente goduto di un elevato grado di consenso da parte del mercato, raggiungendo un picco fra gli anni ‘80 e ‘90 del XX secolo. La crisi finanziaria globale, da un lato, e le rinnovate esigenze manifestate dal pubblico in termini economici ed estetici, dall’altro, hanno fatto sì che tale domanda calasse drasticamente nel giro di pochi anni, cogliendo le aziende del distretto del tutto impreparate a far fronte alla situazione. Le tecniche produttive e gli stilemi formali a cui esse si attenevano erano ancora quelli che hanno fatto celebre la storia della maiolica umbra, ma che al giorno d’oggi, per varie ragioni, non risultano più sostenibili (basti pensare che un piattino del diametro di 20 cm completamente dipinto a mano può arrivare a costare intorno ai 300 euro). Per anni queste aziende hanno vissuto di rendita senza prendere in considerazione le future evoluzioni del mercato, e ciò ha finito per mettere in crisi il settore stesso, e i modelli di produzione e fruizione su cui esso si era fino ad allora basato.

Case, set di vassoi in due dimensioni. L'Antica Deruta, Gualdo Tadino (PG) © Foto di Michele Tortoioli
Case, set di vassoi in due dimensioni. L’Antica Deruta, Deruta (PG) © Foto di Michele Tortoioli

Quante aziende sono coinvolte nel progetto, e in che modo sono state selezionate?

Il progetto coinvolge 21 aziende, selezionate in base a prerogative che denotassero una particolare propensione a innovare e internazionalizzare la propria attività produttiva: un solido apparato tecnico e organizzativo, una buona percentuale di esportazioni all’estero, l’adozione di strategie di comunicazione e vendita online… E via dicendo. Al tempo stesso, la selezione ha tentato di riflettere la ricchezza e la varietà delle tecniche di lavorazione ceramica storicamente diffuse sul territorio umbro: le aziende che partecipano al progetto appartengono non solo all’area di Deruta (il centro produttivo più noto e rinomato), ma anche a realtà come Gubbio, Gualdo Tadino, Orvieto e altre ancora, ciascuna con le sue caratteristiche e peculiarità. È stato principalmente questo aspetto a suggerirmi l’idea di una collezione di prodotti che, a partire dalla tradizione della ceramica umbra intesa nella sua unitarietà, sapesse anche rispecchiare e valorizzare le specificità locali.

Coppa, ciotoline con cucchiaino, anche cocotte da forno, in due grandezze. Azienda Mastro Giorgio, Gualdo Tadino (PG) © Foto di Michele Tortoioli
Coppa, ciotoline con cucchiaino, anche cocotte da forno, in due grandezze. Mastro Giorgio, Gualdo Tadino (PG) © Foto di Michele Tortoioli

Che tipo di modello produttivo ed economico risiede alla base della nuova collezione di prodotti?

Per agevolare economicamente le imprese senza per questo penalizzare la prestazione del designer, oltre ai costi di realizzazione degli stampi e dei prototipi la Regione Umbria ha scelto di coprire anche quelli di progettazione. I diritti della collezione appartengono alla Regione, e ogni impresa coinvolta ne produce uno o più pezzi, svincolata dal pagamento di royalty nei confronti del progettista e facendosi carico unicamente dei costi legati ai processi di produzione degli articoli avuti in concessione. In questo modo i prodotti della collezione valorizzano anche le abilità specifiche delle singole aziende, a partire dalla loro identità storica e dalle tipologie di prodotti già consolidate verso i loro abituali clienti di riferimento.

Maschio e Femmina, set di bicchierini per shot e finger food . Rampini, Gubbio (PG). © Foto di Michele Tortoioli
Maschio e Femmina, set di bicchierini per shot e finger food . Rampini, Gubbio (PG). © Foto di Michele Tortoioli

Perché ritieni importante recuperare la tradizione della ceramica umbra?

In un territorio come l’Umbria, ricco di boschi e fiumi, l’argilla si offre spontaneamente, e fin dai tempi degli Etruschi la produzione di oggetti in ceramica ha rappresentato un’importante testimonianza di evoluzione economica, artistica e culturale. È tuttavia con il Rinascimento che il settore raggiunge la sua soglia di massimo sviluppo, quando artisti come Raffaello, Pinturicchio e il Perugino commissionano agli artigiani ceramisti la messa in forma di oggetti elaborati a partire dai dettagli presenti nelle proprie opere, dando vita agli esemplari che possiamo ammirare oggi in alcuni dei musei più importanti del mondo. Lavorando alla nuova linea di prodotti ho ritenuto imprescindibile confrontarmi con una tradizione che ha segnato a tal punto l’identità storica della nostra regione: ho anzi sentito che, per realizzare qualcosa che fosse al tempo stesso innovativo e tipicamente umbro, era necessario partire proprio dal recupero di questa tradizione, proiettandola nella contemporaneità tramite una rilettura che agisse analogamente sul piano produttivo, funzionale ed estetico.

Fiasca, Brocca da 1.5 l per bevande e ampolla da 200 ml per condimenti. Bizzirri, Città di Castello (PG) © Foto di Michele Tortoioli
Fiasca, brocca da 1.5 l per bevande e ampolla da 200 ml per condimenti. Bizzirri, Città di Castello (PG) © Foto di Michele Tortoioli

Cos’è il Banchetto Contemporaneo, e a che categoria di pubblico si rivolge?

Il Banchetto Contemporaneo è una collezione composta da 45 articoli (in prevalenza oggetti da tavola, ma anche altre differenti tipologie di prodotti), che fa riferimento a un mercato contract e retail di alto livello nel campo della ristorazione e dell’ospitalità. Nel reinterpretare un tema ricorrente nella tradizione della ceramica umbra, quello del banchetto, la collezione tenta di intercettare i nuovi scenari della socialità condivisa, concentrandosi principalmente su situazioni conviviali quali catering, degustazioni, aperitivi. Gli oggetti della collezione nascono per connotare scenograficamente lo spazio collettivo e, pur non escludendo un loro possibile uso nel privato delle mura domestiche, si prestano maggiormente a essere impiegati nell’ambito di occasioni speciali piuttosto che a una fruizione quotidiano e di routine. La scelta di una vendita al dettaglio (pensiamo ad esempio agli hotel e ai ristoranti italiani all’estero) è stata motivata anche dai limiti tecnici e funzionali del materiale: la maiolica è molto fragile e, pur essendo un materiale povero, al contrario di impasti come porcellana e grès, non risulta particolarmente adatta a un utilizzo di vasta scala.

L’intera collezione

Quali sono gli aspetti del processo tradizionale di lavorazione della maiolica che il progetto va a recuperare?

La lavorazione tradizionale è legata all’uso del tornio, alle forme di rotazione, alla circolare perfezione descritta ne I tre libri del vasaio di Cipriano Piccolpasso, in cui il trattatista cinquecentesco raccoglie e sintetizza le conoscenze tecniche sulla produzione della ceramica fino ad allora codificate. Gli oggetti che compongono la collezione richiamano le geometrie realizzabili al tornio, ma sono prodotti tramite stampi in gesso a colaggio: tecnologia, anch’essa di origini antichissime, che permette di ottenere forme anche complesse con costi ridotti e logica di serialità, facendo eco a una standardizzazione di tipo industriale pur rimanendo un procedimento essenzialmente artigianale. Un’ulteriore prerogativa della collezione fa riferimento a un’istanza di astrazione estetica e formale. Storicamente la maiolica è dipinta, fattore che portato, nel corso del tempo, ad assimilare tale lavorazione alla stregua di una vera e propria forma d’arte, tradendone in un certo senso il principio originario: quello di abbellire gli oggetti d’uso quotidiano. Nel mio progetto ho privato la pittura di questo ruolo centrale attribuendolo invece alla materia, tramite la creazione di motivi in rilievo ispirati alle decorazioni pittoriche tradizionali; il colore è invece ridotto a poche pennellate, che, a seconda di come il pigmento si distribuisce fra una rientranza e l’altra, creano effetti unici e irripetibili che contribuiscono a rimarcare il carattere artigianale di ciascun prodotto.

Bacile, piatto da portata. Pimpinelli, Gualdo Tadino (PG) © Foto di Michele Tortoioli
Bacile, piatto da portata. Pimpinelli, Gualdo Tadino (PG) © Foto di Michele Tortoioli

E in che modo il progetto mette in relazione tale tradizione produttiva con il panorama delle tecnologie attuali?

Le texture che appaiono in rilievo sulla superficie dei pezzi sono state disegnate attraverso un software CAD e successivamente trasferite su maschere in lamiera metallica da imprimere sul materiale in fase di stampaggio. Oltre al fatto che sarebbe stato assurdo chiedere allo stampista di riprodurre delle forme così regolari e minute direttamente all’interno dello stampo, tale procedura asseconda tecnicamente l’idea di decoro applicato come strato materico anziché cromatico. Un secondo aspetto riguarda l’utilizzo di un codice QR, leggibile tramite smartphone e altri dispositivi mobili, in luogo del classico marchio di fabbrica con cui ogni bottega usava siglare i propri pezzi per denotarne la provenienza. Grazie a questo sistema, ciascun pezzo rimanda interattivamente a un contenuto online correlato, che permette di rintracciare, insieme ai dati dell’azienda produttrice, alle specifiche tecniche del prodotto e alle informazioni sull’acquisto, anche un approfondimento storico sul dettaglio della tradizione locale a cui l’articolo in questione si ricollega.

Mug, set di tazze impliabili. G & P. di Gialletti e Pimpinelli © Foto di Michele Tortoioli
Mug, set di tazze impliabili. G & P. di Gialletti e Pimpinelli © Foto di Michele Tortoioli

Quali sono state le strategie di comunicazione legate al progetto?

L’identità visiva trae ispirazione dagli elementi tipici del processo produttivo della ceramica: il logo, ad esempio, richiama il profilo del parallelepipedo di argilla, il blocco di materia grezza da cui la lavorazione ha inizio per svilupparsi attraverso configurazioni via via sempre più articolate. Dal punto di vista comunicativo, un ruolo predominante è stato affidato al sito web, realizzato con la logica dell’app e pertanto facilmente fruibile su dispositivi sia desktop che mobile. Interamente gestito dallo studio perugino Salt & Pepper, il progetto di immagine coordinata e comunicazione di Ceramica Made in Umbria è stato di recente selezionato per la partecipazione all’edizione 2016 di ADI Design Index.

Ceramica Made in Umbria, logo del progetto
Ceramica Made in Umbria, logo del progetto
Ceramica Made in Umbria, sito web del progetto
Ceramica Made in Umbria, sito web del progetto

Che tipo di impatto economico ha riscontrato il progetto a livello sia nazionale che internazionale?

Il Banchetto Contemporaneo è stato presentato per la prima volta nell’ambito della grande mostra dedicata a Steve McCurry tenuta a Perugia nel 2014. Successivamente è stato proposto in diverse altri circostanze – in occasione delle manifestazioni milanesi del Salone del Mobile e Homi, ad esempio, e anche all’estero, nel contesto della sede newyorchese di Eataly –, in ciascuna delle quali ha ricevuto riscontri molto favorevoli e incoraggianti da parte del pubblico. Tuttavia, nonostante l’interesse suscitato dal progetto in ambito sia nazionale che internazionale, è venuta a mancare la creazione di una struttura commerciale in grado di gestire tale richiesta a livello di brand unitario. Per suo stesso statuto la Regione non può assumere ruoli e fini commerciali, per cui ad assolvere questo compito avrebbero dovuto essere le aziende, cooperando nella messa a punto delle strategie di produzione, promozione e distribuzione dell’intera collezione. Purtroppo, anziché una propensione al lavoro in squadra, le aziende coinvolte nel progetto hanno dato prova di una certa tendenza all’individualismo che ha inibito in partenza la possibilità di agire entro una dimensione che fosse effettivamente di rete. L’aggregazione, come sottolineano le direttive emanate a tal riguardo dall’Unione Europea, è l’unica opzione che queste aziende hanno oggi per rilanciare la propria produzione all’interno del mercato globale: un’opzione che il sistema dell’imprenditoria umbra sembra non essere ancora pienamente maturo ad accogliere.